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Ricerca della bellezza, ricerca di Dio


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Chi non è mai rimasto con il fiato sospeso davanti all’incanto di un paesaggio?

Da sempre l’umanità ha amato, ammirato e ricercato la bellezza, nel creato e nelle creature; è invito a gustare la vita e a sognare il futuro.

Il termine “bellezza” richiama anche, probabilmente e soprattutto oggi, immagini di personaggi dello spettacolo più o meno famosi, modelle e modelli da passerella, prodotti e interventi “miracolosi” per rincorrere i miti della perfezione e dell’eterna giovinezza.

Questa ricerca del bello è tipica anche dell’arte, che però, per essere tale, deve rimandare ad un significato, deve veicolare dei contenuti; ciò è ancor più essenziale per l’arte sacra, definita da Benedetto XVI “un tesoro di catechesi inesauribile, incredibile. Per noi è anche un dovere conoscerla e capirla bene. Non come fanno qualche volta gli storici dell’arte, che la interpretano solo formalmente, secondo la tecnica artistica. Dobbiamo piuttosto entrare nel contenuto e far rivivere il contenuto che ha ispirato questa grande arte”[1].

Un’opera infatti, sia essa un dipinto, una scultura, una musica, un testo o un edificio di culto, non può essere slegata dall’artista che l’ha pensata e dal contesto in cui ha avuto origine; l’autore è figlio del suo tempo e in esso trova gli strumenti per esprimere ciò che ama, ciò che sente e vive. In ogni opera si fondono quindi il gusto artistico del periodo storico, le esigenze pratiche e la sensibilità dell’artista; è dunque inevitabile che nell’arte sacra vi sia un richiamo forte al rapporto dell’uomo con Dio creatore, che ha nei secoli avuto sfaccettature diverse a seconda delle vicende storiche, dell’ambiente culturale e dell’animo stesso dell’autore.

In particolare, nell’arte romanica, forte e semplice, si esprime il desiderio di un legame personale, saldo e intimistico con Dio; la pulizia e la linearità delle forme, insieme alla luminosità soffusa, richiamano l’uomo ad un atteggiamento di preghiera, di lode, di fiducia in Colui che solo è eterno.

La bellezza delle cose create non può appagare, e suscita quell’arcana nostalgia di Dio che un innamorato del bello come sant’Agostino ha così espresso nelle sue Confessioni: «Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato!».

La cristianità ha ispirato nel corso dei secoli una moltitudine di artisti che, come scritto da Marc Chagall, “hanno intinto il loro pennello in quell’alfabeto colorato che era la Bibbia”; l’incontro tra arte e fede suscita sentimenti di meraviglia di fronte alla creazione dell’artista, che rimanda direttamente al mistero più sublime e mai del tutto compreso della Creazione.

Come sosteneva Giovanni Paolo II, “per trasmettere il messaggio affidatole da Cristo, la Chiesa ha bisogno dell’arte. Essa deve, infatti, rendere percepibile e, anzi, per quanto possibile, affascinante il mondo dello spirito, dell’invisibile, di Dio. Deve dunque trasferire in formule significative ciò che è in se stesso ineffabile. Ora, l’arte ha una capacità tutta sua di cogliere l’uno o l’altro aspetto del messaggio traducendolo in colori, forme, suoni che assecondano l’intuizione di chi guarda o ascolta. E questo senza privare il messaggio stesso del suo valore trascendente e del suo alone di mistero”[2].

Di fronte ad un’opera architettonica come la Chiesa romanica di San Salvaro lasciamoci quindi prendere dallo stupore della sua bellezza, perché essa è tramite diretto e privilegiato verso Dio; soffermarsi sulle creature e sulle loro opere, limitate nel tempo, sarebbe infatti riduttivo, poiché sono solo un pallido, seppur magnifico, riflesso di qualcosa di ben più grande e duraturo.

Facciamo quindi nostro l’invito di Benedetto XVI: “ Cari fratelli e sorelle, ci aiuti il Signore a riscoprire la via della bellezza come uno degli itinerari, forse il più attraente ed affascinante, per giungere ad incontrare ed amare Dio”[3].

Redazione
www.sansalvaro.org

[1] Incontro del Santo Padre, Giovanni Paolo II, con i parroci e il clero della Diocesi di Roma – 22 Febbraio 2007.

[2] Giovanni Paolo II – Lettera agli artisti, 1999.

[3] BenedettoXVI, Udienza generale, Mercoledì, 18 novembre 2009, ”La Cattedrale dall’architettura romanica a quella gotica, il retroterra teologico”.